Bitcoin is not deflationary, whether it is analyzed from a Keynesian point of view, or from the Quantity theory of money one.

According to the Keynesian model, deflation is the reduction of prices due to the reduction in demand, which causes the reduction of consumers’ purchasing power.
If we see bitcoin as a simple intangible asset – purchased with different monetary assets, eg dollars – we can see that today the demand remains high and its price tends to increase over time. Consequently it can be said that he does not suffer from deflation.
If we see it as a monetary asset (cash), we can only hypothesize its impact on the future if the demand for it becomes inelastic and bitcoin represents the medium of exchange par excellence. In this case, a deflation scenario could arise, but it is not known.

According to the Quantity theory of money, deflation occurs when production, but I would also say circulation, or the supply of new monetary units is such as not to satisfy demand or when monetary inflation goes to zero. Bitcoin has controlled but present inflation: the last satoshi will probably be released in 2140.
So the cases are two: either it will become deflationary when the inflation has gone, after the block 6930000 in which the subsidy of the miner will be equal to zero and the latter will only earn mining fee, or when the money supply will be lower than the demand. We are far from both hypotheses.
Even in these cases, however, the problems deriving from a deflationary monetary asset on the real economy would be limited, if not even avoided, by a unique characteristic of the Bitcoin Protocol: the divisibility tending towards infinity of its bitcoin asset.
The biggest problem caused by deflation, in fact, is not the theoretical consumption block – probable, in a system based exclusively on the Keynesian IS-LM model, unrealistic, if we follow the Austrian model based on a Hard Money system – but the lack of liquidity.
In Bitcoin, however, the possibility of splitting the units of value up to 8 decimal places onchain and up to n decimal digits on second layer (where n is a number tending to infinity) makes liquidity not actually a problem. We will go into this in a future article.

Sowhat kind of monetary asset does bitcoin represent?

I would say that bitcoin is a scarce monetary asset of disinflationary type, tending to deflation but not deflationary in fact.

Deflation vs disinflation is not only a semantic battle, but a conceptual one: if we let the idea pass that bitcoin is a deflationary asset, it is very unlikely that it can be used as a currency and unit of account, while the fact that it is a disinflationary asset allows us to explore the possibility of using a totally new monetary system, based on scarcity and consequent reserve of value, predictability of monetary inflation (given by halving and difficulty adjustment) and theoretically infinitedivisibility.

 

I invite you to explore the concepts just mentioned here, starting with this article: https://medium.com/@Conner_/stop-calling-bitcoin-deflationary-84462cb90345

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Errata corrige: mi è stato giustamente fatto notare che la definizione di inflazione monetaria citata nell’articolo è legata alla teoria quantitativa della moneta, non al modello Austriaco. Ho di conseguenza corretto l’articolo.

Bitcoin non è deflattivo, sia se lo si analizza da un punto di vista Keynesiano, sia da quello quantitativo.

Secondo il modello Keynesiano, la deflazione è la riduzione dei prezzi conseguente alla riduzione della domanda, che causa la riduzione del potere d’acquisto dei consumatori.
Se vediamo bitcoin come un asset semplice immateriale – acquistato con asset monetari diversi, es. dollari – possiamo vedere che ad oggi la domanda rimane alta e il suo prezzo tende ad aumentare nel tempo. Di conseguenza si può dire che non soffra di deflazione.
Se lo vediamo come un asset monetario (cash), possiamo solo ipotizzare il suo impatto sul futuro nel caso in cui la domanda dello stesso diventasse anelastica e bitcoin rappresentasse il medium di scambio per eccellenza. In questo caso, potrebbe presentarsi uno scenario di deflazione, ma non è dato saperlo.

Secondo la teoria quantitativa della moneta, la deflazione si ha quando la produzione, ma direi anche la circolazione, o offerta di nuove unità monetarie è tale da non soddisfare la domanda o quando l’inflazione monetaria va a zero. Bitcoin ha inflazione controllata ma presente: l’ultimo satoshi verrà rilasciato probabilmente nel 2140.
Quindi i casi sono due: o diventerà deflattivo quando l’inflazione avrà fatto il suo corso, dopo il blocco 6930000 nel quale il subsidy del minatore sarà pari a zero e quest’ultimo guadagnerà solo mining fee, o quando l’offerta di moneta sarà inferiore alla domanda. Siamo ben lontani da entrambe le ipotesi.
Anche in questi casi, tuttavia, i problemi derivanti da un asset monetario deflattivo sull’economia reale verrebbe limitati, se non addirittura evitati, da una caratteristica unica del Bitcoin Protocol: la divisibilità (o frazionamento) tendente a infinito del suo asset bitcoin.
Il più grande problema causato dalla deflazione, infatti, non è il teorico blocco dei consumi – probabile, in un sistema basato esclusivamente sul modello IS-LM di matrice Keynesiana, non realistico, se si segue il modello Austriaco basato su un sistema monetario Hard Money -, bensì la mancanza di liquidità.
In Bitcoin, tuttavia, la possibilità di frazionare le unità di valore fino a 8 cifre decimali onchain e fino a n cifre decimali su second layer (dove n è un numero tendente a infinito) fa sì che la liquidità non sia di fatto un problema. Approfondiremo tutto ciò in un prossimo articolo.

Quindi bitcoin che tipo di asset monetario rappresenta?

Direi che bitcoin è un asset scarso di tipo disinflattivo, tendente alla deflazione ma di fatto attualmente non deflattivo.

Deflattivo vs disinflattivo non è solo una battaglia semantica, bensì concettuale: se lasciamo passare l’idea che bitcoin sia un asset deflattivo, è ben difficile che possa venire utilizzato come moneta, mentre il fatto che sia disinflattivo ci permette di esplorare la possibilità di utilizzare un sistema monetario totalmente nuovo, basato su scarsità e conseguente riserva di valore, prevedibilità dell’inflazione monetaria (data dagli halving e dal difficulty adjustment) e frazionabilità teoricamente infinita.

Vi invito ad approfondire i concetti qui appena accennati, iniziando da questo articolo: https://medium.com/@Conner_/stop-calling-bitcoin-deflationary-84462cb90345

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This article has been further explained and amplified in the book “Q/A about Bitcoin: from the blockchain concept to the definition of the LNP/BP suite” available on Amazon.

Index

When Satoshi created Bitcoin, he/she/they probably didn’t foresee such an organic evolution of the system; therefore unfortunately he/she/they has/have called the protocol in the same way as the asset traded on it.

So we have Bitcoin, intended as a protocol base layer, and bitcoin (in lower case) as a scarce “asset” – let’s call it like this for convenience – exchanged between the participants.

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Questo articolo è stato ampliato nel libro “Domande & risposte su Bitcoin: dal concetto di blockchain alla definizione della suite LNP/BP”, disponibile su Amazon.

Indice dei contenuti

Quando Satoshi ha creato Bitcoin, molto probabilmente non ha previsto un’evoluzione così organica del sistema; perciò purtroppo ha nominato il protocollo nello stesso modo dell’asset scambiato su di esso.

Abbiamo dunque Bitcoin, inteso come protocol base layer, e bitcoin (in minuscolo) quale “asset” – chiamiamolo così per convenienza – scarso, scambiato tra i partecipanti.

Fino al 2011 questa confusione semantica di fatto non esisteva, essendo Bitcoin l’unico network di scambio di valore senza terza parte affidabile.
Con la nascita delle prime altcoin è sorto il problema:
potevano esistere diversi protocolli di scambio di valore senza terza parte affidabile?
Potevano esistere diverse “criptovalute”?

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Ho ricevuto in questi giorni molte richieste di aiuto da parte di neofiti che hanno in qualche modo ricevuto degli Stellar (ad esempio con questo airdrop di Blockchain.com o con questo di Coinbase) e vorrebbero ora venderli per ottenere euro o bitcoin.

Inizio con il dare un consiglio non richiesto, anzi due.

Come già scritto su Facebook, con le cripto in generale e con Stellar in particolare non diventerete ricchi, quindi state alla larga da chi vi spinge a “investirli” perché avrete un “rendimento sicuro”. In generale state alla larga dalle truffe e da tutto ciò che vi sembra sospetto.
Volete fare qualcosa di veramente buono per voi con le cripto ricevute gratuitamente?
Vendetele e fatevi una cena in buona compagnia oppure andate a bere qualcosa fuori!
Ragionate in prospettiva? Vendeteli per Bitcoin e conservate i satoshi. Tra non molto vi serviranno.

Vediamo dunque come vendere Stellar (XML) per ottenere degli euro. Vedremo poi sotto come venderli per ottenere invece satoshi, ossia l’unità di base di Bitcoin.

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La decentralizzazione di un sistema monetario non è data dalla quantità di persone che usano la sua moneta ma dalla quantità di entità individuali che lo gestiscono.
Per questo motivo il Dollaro non è decentralizzato, pur essendo attualmente la moneta più utilizzata al mondo, mentre il Bitcoin è il sistema monetario più decentralizzato, avendo il maggior numero di full node attivi, il più alto numero di sviluppatori e il più alto consenso degli utilizzatori intesi come la somma degli utenti “light” (che non hanno un loro nodo), degli utenti “full” (che hanno almeno un full node non pruned attivo) e dei minatori.

E tu cosa ne pensi?
Scrivi nei commenti la tua opinione in merito.


Da pochi giorni è disponibile una geniale estensione per Chrome e per Firefox chiamata GetUsedtoBitcoin.

Perché è geniale?

L’estensione analizza i prezzi dei principali ecommerce, tra cui Amazon, eBay e BestBuy e converte istantaneamente USD, Pound, Euro e Yen in satoshi (BTC).
Avere accanto ai prezzi in valute fiat il controvalore in satoshi aiuta l’utente a familiarizzare con Bitcoin e la scelta del satoshi come unità di misura riduce notevolmente la difficoltà di gestione dei decimali.

Un esempio: oggi, 23 febbraio 2019, 1 euro vale circa 0,00015 bitcoin, ossia 15000 satoshi. Quale delle due cifre è più facile da ricordare?

Oltre a far familiarizzare l’utente con i valori in BTC, l’estensione ha anche un gradevole effetto collaterale utile a tutti gli hodler: il mazzo di carte dell’immagine qui sotto mi costerebbe ben 327121 sats, una follia! Meglio conservare i miei preziosi satoshi!

Potete trovare l’estensione per Chrome a questo indirizzo, mentre quella per Firefox la trovate qui.

Provatela e ditemi che ne pensate!

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