Ho ricevuto in questi giorni molte richieste di aiuto da parte di neofiti che hanno in qualche modo ricevuto degli Stellar (ad esempio con questo airdrop di Blockchain.com o con questo di Coinbase) e vorrebbero ora venderli per ottenere euro o bitcoin.

Inizio con il dare un consiglio non richiesto, anzi due.

Come già scritto su Facebook, con le cripto in generale e con Stellar in particolare non diventerete ricchi, quindi state alla larga da chi vi spinge a “investirli” perché avrete un “rendimento sicuro”. In generale state alla larga dalle truffe e da tutto ciò che vi sembra sospetto.
Volete fare qualcosa di veramente buono per voi con le cripto ricevute gratuitamente?
Vendetele e fatevi una cena in buona compagnia oppure andate a bere qualcosa fuori!
Ragionate in prospettiva? Vendeteli per Bitcoin e conservate i satoshi. Tra non molto vi serviranno.

Vediamo dunque come vendere Stellar (XML) per ottenere degli euro. Vedremo poi sotto come venderli per ottenere invece satoshi, ossia l’unità di base di Bitcoin.

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La decentralizzazione di un sistema monetario non è data dalla quantità di persone che usano la sua moneta ma dalla quantità di entità individuali che lo gestiscono.
Per questo motivo il Dollaro non è decentralizzato, pur essendo attualmente la moneta più utilizzata al mondo, mentre il Bitcoin è il sistema monetario più decentralizzato, avendo il maggior numero di full node attivi, il più alto numero di sviluppatori e il più alto consenso degli utilizzatori intesi come la somma degli utenti “light” (che non hanno un loro nodo), degli utenti “full” (che hanno almeno un full node non pruned attivo) e dei minatori.

E tu cosa ne pensi?
Scrivi nei commenti la tua opinione in merito.


Da pochi giorni è disponibile una geniale estensione per Chrome e per Firefox chiamata GetUsedtoBitcoin.

Perché è geniale?

L’estensione analizza i prezzi dei principali ecommerce, tra cui Amazon, eBay e BestBuy e converte istantaneamente USD, Pound, Euro e Yen in satoshi (BTC).
Avere accanto ai prezzi in valute fiat il controvalore in satoshi aiuta l’utente a familiarizzare con Bitcoin e la scelta del satoshi come unità di misura riduce notevolmente la difficoltà di gestione dei decimali.

Un esempio: oggi, 23 febbraio 2019, 1 euro vale circa 0,00015 bitcoin, ossia 15000 satoshi. Quale delle due cifre è più facile da ricordare?

Oltre a far familiarizzare l’utente con i valori in BTC, l’estensione ha anche un gradevole effetto collaterale utile a tutti gli hodler: il mazzo di carte dell’immagine qui sotto mi costerebbe ben 327121 sats, una follia! Meglio conservare i miei preziosi satoshi!

Potete trovare l’estensione per Chrome a questo indirizzo, mentre quella per Firefox la trovate qui.

Provatela e ditemi che ne pensate!

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Mandami qualche satoshi!



Segwit BTC: 335Prmr6aTtWtWs5KGhtFqARzmdeG7BKx

Non vuoi inviarmi dei BTC? Offrimi un lavoro! Sto cercando un lavoro supplementare, possibilmente in ambito crypto, come articolista o traduttore dall’inglese all’italiano di app o articoli crypto oriented per supportare la mia famiglia. Se hai qualcosa da offrire scrivimi su info@davidcoen.it. Grazie!



Il mio libro guida sull’utilizzo dello smartphone “Smartphone Facile” è disponibile anche su questo sito in versione ebook.

Qual è la novità?

La modalità d’acquisto!
Potete infatti pagarlo solamente in satoshi, sia onchain sia via Lightning Network, ma non solo. La vera novità è che decidete voi il prezzo da pagare.
Volete pagare l’equivalente di 1 centesimo di euro? Siete un po’ tirchi ma accetto lo stesso.
Che aspettate? Stabilite il prezzo e trasferite qualche satoshi. Poi potrete scegliere quale versione scaricare, tra .mobi, .epub e .azw3., o anche tutt’e tre.

Se invece siete proprio legati alle valute FIAT, trovate la versione ebook qui

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Quando Nakamoto creò il Bitcoin Core Wallet, la prima versione di portafoglio Bitcoin, ad ogni chiave privata da esso generata corrispondeva – e corrisponde tutt’ora – un indirizzo pubblico.

Questo tipo di wallet è in gergo chiamato JBOK (“Just a Bunch Of Keys”), perché di fatto non fa altro che fornire una collezione di chiavi private generate casualmente, ognuna di esse legata a un indirizzo pubblico; in termini più tecnici si tratta di Type-0 nondeterministic wallet. Continue reading →



Bitcoin Core, detto anche Satoshi Wallet perché creato proprio da Satoshi Nakamoto, è il wallet full node più utilizzato sulla rete Bitcoin. Arrivato alla versione 0.17.1 è da oggi disponibile anche per i dispositivi che utilizzano Android come sistema operativo.


Pensato principalmente per gli Android set top box (ad esempio i mini pc Smart Tv), Android Bitcoin Core (ABCore) può essere utilizzato anche su dispositivi mobili, permettendo all’utente di disporre di un nodo personale Bitcoin anche in mobilità.

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Se avete chiaro il funzionamento di Bitcoin saprete che i bitcoin, intesi come unità informatica, non esistono; quando ci si scambia dei bitcoin si aggiorna in realtà un registro pubblico che certifica la proprietà degli stessi (la blockchain), firmando le transazioni con la nostra chiave privata, l’unico dato informatico realmente in nostro possesso. Quindi, non spostiamo bitcoin ma ne aggiorniamo la proprietà.

Per eseguire queste transazioni abbiamo bisogno di un portafoglio, in inglese wallet. Esistono diversi wallet, il più delle volte open source e gratuiti, ma possiamo distinguerne sostanzialmente due tipologie: i full node wallet e i wallet SPV (Simplified Payment Verification).

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This is a (not well done) translation from the italian post “La Blockchain non esiste“.

We hear more and more often people talking about “the Blockchain”: the blockchain for voting, the blockchain for the production chain, the thousand uses of the blockchain.
As if it were an entity, as if it were the Internet or the Web.
Politicians, opinion leaders, TV presenters, started talking about it and they have already begun to polarize the public opinion, as if it were the umpteenth political instrument at the service of this or that electoral campaign.
Here I offer you your daily shock: “the Blockchain” does not exist.
Or rather, it’s not what you think.

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