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When Satoshi created Bitcoin, he/she/they probably didn’t foresee such an organic evolution of the system; therefore unfortunately he/she/they has/have called the protocol in the same way as the asset traded on it.

So we have Bitcoin, intended as a protocol base layer, and bitcoin (in lower case) as an “asset” – let’s call it that for convenience – scarce, exchanged between the participants.

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Quando Satoshi ha creato Bitcoin, molto probabilmente non ha previsto un’evoluzione così organica del sistema; perciò purtroppo ha nominato il protocollo nello stesso modo dell’asset scambiato su di esso.

Abbiamo dunque Bitcoin, inteso come protocol base layer, e bitcoin (in minuscolo) quale “asset” – chiamiamolo così per convenienza – scarso, scambiato tra i partecipanti.

Fino al 2011 questa confusione semantica di fatto non esisteva, essendo Bitcoin l’unico network di scambio di valore senza terza parte affidabile.
Con la nascita delle prime altcoin è sorto il problema:
potevano esistere diversi protocolli di scambio di valore senza terza parte affidabile?
Potevano esistere diverse “criptovalute”?

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L’interesse verso Bitcoin, criptovalute e la fantomatica Blockchain è in aumento, complice l’incremento di prezzo del singolo bitcoin e della sempre maggiore presa di coscienza da parte dei vari settori della ricerca, del privato e della stampa. Il fud si riduce, l’interesse e la ricerca aumentano (anche se quest’ultima non si è mai fermata) e con essi emergono nuove opportunità di fregare il prossimo.

E dopo le altcoin con la blockchain 2.0, quelle mai viste (alla Multive….) che sono passate direttamente alla 3.0, gli algoritmi del 6% di interesse al giorno, le ICO, la blockchain + AI 4.0 come fosse Antani, e le IPO – ho sicuramente dimenticato qualche geniale fregatura in questo minuscolo elenco – ecco i “corsi per diventare esperti di Blockchain“!

Ad alcuni è già successo, ad altri non ancora, sta di fatto che verrete bombardati da promozioni di corsi per diventare esperti di Blockchain perché “tante aziende cercano esperti nel settore”.

Lasciate che vi dia le seguenti informazioni.

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Grazie ai ragazzi di Exodus Wallet (https://www.exodus.io/) ho da qualche giorno un modello di Trezor T da testare per bene.

Ho promesso loro una recensione approfondita e imparziale, quindi eccola qui!

Exodus Wallet

Come saprete se vi è capitato in precedenza di leggere qualche mio articolo, sono uno di quelli che consiglia di installare sul proprio PC un wallet Bitcoin full node, al fine di verificare voi stessi le transazioni che eseguite e validare anche quelle degli altri.

Se però avete difficoltà a scaricare l’intera blockchain di Bitcoin, allora è comprensibile che vogliate affidarvi a quelli che in gergo vengono chiamati light wallet. Per capire la differenza tra light wallet e full node vi lascio all’articolo Che cos’è un wallet SPV?.

Exodus è appunto uno di questi portafogli leggeri, dal momento che per funzionare non ha la necessità di scaricare tutto il registro di Bitcoin né delle altre cripto da esso supportate.

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Qualcuno, come il caro leader …ehm presidente Trump, dice che i bitcoin sono creati dal nulla (in inglese out of the thin air).
In molti, sostenitori di questa tecnologia, si affrettano a rispondere che non è vero, ma io, con schiettezza vi dico: “sì è vero, sono creati dal nulla. Esattamente come i dollari!”

Dov’è dunque la differenza?

In primo luogo la difficoltà nel produrli: se è vero che “stampare” dollari è relativamente semplice (gli istituti di credito possono immettere nuovo denaro senza avere una controparte di carta) è altresì vero che “stampare” nuovi bitcoin è estremamente difficile, perché occorre una potenza di calcolo così elevata che nessun computer domestico può riuscirci.
In secondo luogo la prevedibilità:
è possibile prevedere quando la Fed alzerà o abbasserà i tassi e quando le banche immetteranno sul mercato nuovi dollari?
La risposta è ovviamente no. L’inflazione è dunque incontrollata e basata su scelte politiche.
È possibile sapere quanti bitcoin verranno minati diciamo il 31 dicembre 2036? Certo che sì!
Bitcoin è un sistema monetario basato sulla matematica, non su scelte politiche, quindi so che il 31 dicembre 2036 verranno minati 0,390625 bitcoin ogni 10 minuti circa.
Questa si chiama in gergo “controlled supply“, e comporta un’inflazione controllata.

Ci sono poi altre differenze tra Bitcoin e Dollaro:
ad es. il primo è transnazionale e gestibile direttamente dagli individui, il secondo è soggetto a limiti ed embarghi e, nel caso di trasferimenti transnazionali (o interni a uno stesso Stato ma digitali) gestito da una terza parte di “fiducia” (la banca o una corporazione privata autorizzata).
Un’ulteriore differenza, non molto sottolineata, è che i dollari di carta sono utilissimi per tirare cocaina una volta arrotolati, cosa che non si può fare con Bitcoin. Un punto di demerito per BTC, non adatto a questo tipo di attività.


Ho ricevuto in questi giorni molte richieste di aiuto da parte di neofiti che hanno in qualche modo ricevuto degli Stellar (ad esempio con questo airdrop di Blockchain.com o con questo di Coinbase) e vorrebbero ora venderli per ottenere euro o bitcoin.

Inizio con il dare un consiglio non richiesto, anzi due.

Come già scritto su Facebook, con le cripto in generale e con Stellar in particolare non diventerete ricchi, quindi state alla larga da chi vi spinge a “investirli” perché avrete un “rendimento sicuro”. In generale state alla larga dalle truffe e da tutto ciò che vi sembra sospetto.
Volete fare qualcosa di veramente buono per voi con le cripto ricevute gratuitamente?
Vendetele e fatevi una cena in buona compagnia oppure andate a bere qualcosa fuori!
Ragionate in prospettiva? Vendeteli per Bitcoin e conservate i satoshi. Tra non molto vi serviranno.

Vediamo dunque come vendere Stellar (XML) per ottenere degli euro. Vedremo poi sotto come venderli per ottenere invece satoshi, ossia l’unità di base di Bitcoin.

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La decentralizzazione di un sistema monetario non è data dalla quantità di persone che usano la sua moneta ma dalla quantità di entità individuali che lo gestiscono.
Per questo motivo il Dollaro non è decentralizzato, pur essendo attualmente la moneta più utilizzata al mondo, mentre il Bitcoin è il sistema monetario più decentralizzato, avendo il maggior numero di full node attivi, il più alto numero di sviluppatori e il più alto consenso degli utilizzatori intesi come la somma degli utenti “light” (che non hanno un loro nodo), degli utenti “full” (che hanno almeno un full node non pruned attivo) e dei minatori.

E tu cosa ne pensi?
Scrivi nei commenti la tua opinione in merito.


Da pochi giorni è disponibile una geniale estensione per Chrome e per Firefox chiamata GetUsedtoBitcoin.

Perché è geniale?

L’estensione analizza i prezzi dei principali ecommerce, tra cui Amazon, eBay e BestBuy e converte istantaneamente USD, Pound, Euro e Yen in satoshi (BTC).
Avere accanto ai prezzi in valute fiat il controvalore in satoshi aiuta l’utente a familiarizzare con Bitcoin e la scelta del satoshi come unità di misura riduce notevolmente la difficoltà di gestione dei decimali.

Un esempio: oggi, 23 febbraio 2019, 1 euro vale circa 0,00015 bitcoin, ossia 15000 satoshi. Quale delle due cifre è più facile da ricordare?

Oltre a far familiarizzare l’utente con i valori in BTC, l’estensione ha anche un gradevole effetto collaterale utile a tutti gli hodler: il mazzo di carte dell’immagine qui sotto mi costerebbe ben 327121 sats, una follia! Meglio conservare i miei preziosi satoshi!

Potete trovare l’estensione per Chrome a questo indirizzo, mentre quella per Firefox la trovate qui.

Provatela e ditemi che ne pensate!

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