Uno sguardo all’innovazione nello stack tecnologico di Bitcoin

Questo post è una traduzione in italiano dell’articolo di Lucas NuzziA Look at Innovation in Bitcoin’s Technology Stack”.

Bitcoin ha fatto molta strada negli ultimi dieci anni. Rispetto alla prima iterazione del suo software, la qualità e l’affidabilità delle attuali implementazioni sono notevolmente migliorate. Rapidamente e organicamente, Bitcoin è stato in grado di attirare una legione di sviluppatori, i quali hanno dedicato migliaia di ore per migliorare e, a volte, rinnovare, la maggior parte della sua codebase sottostante.
Tuttavia, Bitcoin è sempre lo stesso. Proprio come una costituzione, l’insieme di regole di consenso che definiscono le sue proprietà monetarie, come l’inflazione algoritmica e l’offerta monetaria a codifica fissa (hard-coded), rimane invariato. Di volta in volta, alcune fazioni hanno tentato di cambiare queste proprietà fondamentali, ma finora tutti questi tentativi ostili hanno fallito. Spesso è un processo doloroso, ma che evidenzia e solidifica due delle più grandi virtù di Bitcoin:

  1. Nessuna singola parte può dettare come si evolve Bitcoin
  2. La mancanza di controllo centralizzato protegge le proprietà monetarie di Bitcoin

È interessante notare come queste regole attirino allo stesso modo i cypherpunk e gli investitori istituzionali. Sono le regole che rendono il bitcoin un tipo di denaro senza precedenti. Tuttavia, le stesse rendono lo sviluppo di software su Bitcoin più impegnativo di qualsiasi altra risorsa digitale. In sostanza, la costituzione di Bitcoin assegna agli sviluppatori un kit di strumenti limitato in modo che non possano violare la sua politica monetaria. C’è troppo in gioco per muoversi velocemente e fare danni.

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Quando Nakamoto creò il Bitcoin Core Wallet, la prima versione di portafoglio Bitcoin, ad ogni chiave privata da esso generata corrispondeva – e corrisponde tutt’ora – un indirizzo pubblico.

Questo tipo di wallet è in gergo chiamato JBOK (“Just a Bunch Of Keys”), perché di fatto non fa altro che fornire una collezione di chiavi private generate casualmente, ognuna di esse legata a un indirizzo pubblico; in termini più tecnici si tratta di Type-0 nondeterministic wallet. Continue reading →



Se avete chiaro il funzionamento di Bitcoin saprete che i bitcoin, intesi come unità informatica, non esistono; quando ci si scambia dei bitcoin si aggiorna in realtà un registro pubblico che certifica la proprietà degli stessi (la blockchain), firmando le transazioni con la nostra chiave privata, l’unico dato informatico realmente in nostro possesso. Quindi, non spostiamo bitcoin ma ne aggiorniamo la proprietà.

Per eseguire queste transazioni abbiamo bisogno di un portafoglio, in inglese wallet. Esistono diversi wallet, il più delle volte open source e gratuiti, ma possiamo distinguerne sostanzialmente due tipologie: i full node wallet e i wallet SPV (Simplified Payment Verification).

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Trascrizione del video qui in basso.

“Il Bitcoin è un progetto open source: significa che chiunque nel mondo può partecipare, ma non solo! Chiunque può controllare il codice, può vedere se ci sono errori, se ci sono manomissioni; chiunque può prendere il codice, replicarlo (e da qui la nascita di tante altre criptovalute accanto al Bitcoin chiamate in gergo altcoin, cioè alternative coin), può renderlo volendo anche a pagamento, però ci sarà sempre qualcuno che prenderà quel software e lo terrà open source. Bitcoin è stato scritto in modo tale che ci siano in totale 21 milioni di bitcoin.
Come viene creato questo Bitcoin?
Di certo non compare dal nulla.

Viene minato. Cosa fanno i minatori? Prendono la potenza di calcolo del loro computer, la mettono a disposizione della rete per risolvere dei, chiamiamoli, enigmi matematici. Facendo questi calcoli viene tenuta in piedi tutta la rete Bitcoin e vengono assegnati determinati bitcoin ai minatori che riescono a risolvere questi calcoli. In questo momento vengono assegnati 12,5 bitcoin a blocco, cioè ogni 10 minuti un minatore, o un gruppo di minatori che si è messo insieme per avere più potenza di calcolo, riceve 12,5 bitcoin. Da chi? Dal codice: si tratta infatti di un algoritmo, non c’è un’entità centrale che decide a chi dare i bitcoin, e questo è uno dei punti di forza della tecnologia.”

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Trascrizione del video qui in basso.

“Ci troviamo ad Apolloni vicino a Fier, un sito archeologico risalente circa al II sec a.C.
Passeggiare tra questi resti fa riflettere su come gli antichi facessero a scambiare merci e valore: siamo passati dal baratto allo scambio di metalli preziosi, fino ad arrivare all’utilizzo di monete come simbolo di un valore. Ora nel 21esimo secolo ci troviamo di fronte una sfida nuova: l’utilizzo di monete elettroniche dette criptovalute.
La prima criptovaluta in assoluto è stato il Bitcoin, ma prima di capire che cos’è il Bitcoin vediamo perché Bitcoin.

Perché il Bitcoin?

Facciamo un passo indietro. In informatica quello che noi possiamo fare e scambiare informazioni, da cui il termine informatica. Quando noi vogliamo inviare un mp3, una foto, un file multimediale a un nostro contatto, ciò che facciamo è copiare il file che presente sul nostro dispositivo e inviare questa copia al nostro contatto; quindi il file rimarrà fisicamente sul nostro dispositivo fino a quando non lo elimineremo. Prima del Bitcoin non c’era possibilità di scambiare file cedendo la proprietà di questi a qualcun altro, bisognava passare per forza da un intermediario. Quindi se noi su Internet volessimo scambiare valore, volessimo pagare qualcuno, ad esempio per acquistare dei beni su un sito di ecommerce, dobbiamo necessariamente affidarsi a qualcuno tipo Paypal (un terzo) che stabilisca che la nostra quantità di denaro viene ceduta al commerciante. In questo caso tra privati non è possibile scambiare valore, o meglio non lo era fino al 2008, anno in cui una persona, o un gruppo di persone, chiamato Satoshi Nakamoto, scrisse quello che in gergo si chiama whitepaper, cioè un documento nel quale veniva illustrato come la tecnologia alla base di Bitcoin funzionasse: quello che ci permette di fare Bitcoin è scambiare del valore tra una persona e un’altra persona senza l’intermediario, in questo caso costituito ad esempio dalla banca o da Paypal.

Questo scambio è, se ci pensate, una rivoluzione perché è come tornare indietro nel tempo, prendere un pezzo d’oro e darlo qualcun altro per avere in cambio della merce senza dover passare da uno Stato o da una banca per cambiare questo in titoli al portatore. Questo è il “perché Bitcoin?”, questo è l’inizio del viaggio.”

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Recentemente ho letto questo bell’articolo/guida di Gabriele Venturi Come ho creato la mia Criptovaluta, che in modo molto chiaro fa capire come sia semplice creare un token su blockchain Ethereum sfruttando il wallet ufficiale e una serie di stringhe in Solidity, il linguaggio di programmazione sviluppato da Ethereum.

Approfitto dunque dello spunto fornito da questo articolo per vedere assieme a voi che cos’è un token, cos’è una coin e quali siano le differenze nel “calderone” delle cryptovalute.

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Litecoin (LTC) è stato uno dei primi fork di Bitcoin (BTC). Un hard fork, per chi non lo sapesse, è una modifica al codice di una crypto – in questo caso del Bitcoin – tale da rendere la nuova versione del codice non compatibile con la precedente, creando di fatto una nuova blockchain e quindi una nuova cryptocurrency. Litecoin venne creato da Charlie Lee, all’epoca un programmatore impiegato in Google, nel 2011 e di Bitcoin prende alcune caratteristiche e ne modifica profondamente altre.

La cosa da chiarire subito è che Litecoin non venne creato al fine di sostituire o migliorare Bitcoin ma solo per fornire un’alternativa: già dall’inizio l’impostazione è stata quella di far risultare LTC l’argento se paragonato all’oro del BTC.
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Il Bitcoin: che cos'è?

Spiegare in poche righe che cos’è il Bitcoin è impresa ardua: è una moneta? Un bene (asset)? È qualcosa di tangibile, che si può tenere nel cassetto o portarsi dietro?

Il Bitcoin è stato concepito come una moneta, ma in realtà è un sistema informatico che permette lo scambio di un valore, o meglio, della proprietà di quel valore. Quando scambiamo bitcoin con qualcuno, infatti, non spostiamo monete (vere o digitali) ma bensì cediamo a qualcun’altro la proprietà su quella quantità di “monete”.

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